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Diffusione del Go in Italia

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Gionata Soletti - 26 giugno 1998

La diffusione del Go

Il punto di vista del Segretario, ovvero come un "uomo dell’apparato" vede il futuro.

Il titolo del pezzo può sembrare "strano" (o forse scontato) per coloro che mi considerano ormai come un "macigno inamovibile" ma vorrei per una volta parlare delle ragioni dietro alcune delle scelte fatte.

Per prima cosa parliamo della diffusione del Go e chiediamoci: "ma è proprio questo che vogliamo?", Non è forse aumentare i Soci della Federazione lo scopo principale. Dico ciò perche questi due scopi hanno modalità di realizzazione diverse (anche se non dubito che vi siano delle correlazioni).

Risposta: vogliamo allargare la Federazione.

Vedo già la levata di scudi da parte di alcuni, "ecco i soliti in cerca di potere", ma è quì l’errore, prima di fare qualunque cosa bisogna esistere. La Federazione non è un’organismo "stabile", non ha una fonte economica così buona da potersi permettere di "scialare", ne le risorse umane abbondano (basti pensare a cosa succederebbe se Gigi smettesse di fare Stone Age o Paolo si dedicasse ad altro e non al web). Prioritario per cui è stato (ed è ancora) allargare la Federazione per darle stabilità. Mi si conceda un esempio "aziendale", qualsiasi azienda può fare ricerca e sviluppo solo nel momento in cui ha utili, altrimenti "affoga nei debiti".

Secondo punto, che cosa è la Federazione.

Anche quì c’è molta confusione. iniziamo con il dire che cosa non è: non è un Club, non è una persona, non è Milano, non è il viaggio in Giappone. ma allora cosa è?

Secondo me è un service centre, cioè un centro servizi. Un "luogo" che aiuti le realtà locali (aiuti e non sostenga, un punto su cui ritornerò).

Cosa abbiamo fatto per seguire questa ottica? Direi molto, per prima cosa ci siamo procurati del materiale (ci sono voluti quattro anni e la realizzazione "en passant" di un Congresso Europeo), questo vuol dire che adesso chi desideri aprire un Club non ha più la spesa iniziale dei materiali (gli vengono dati in comodato). Ci siamo dati delle infrastrutture di collegamento e sostegno, il sistema di gradi, Stone Age e ultimamente il sito web. Parallelamente abbiamo fatto delle operazioni volte ad agevolare l’apprendimento del gioco: le dispense in italiano, il programma dato ai Club, i volantini e il servizio di acquisto libri.

Terzo, perche non ci sono "tante" iniziative. Perche alcuni Soci sono "sotto utilizzati" e alcune occasioni vengono "perse"?

Risposta, perche l’orizzonte temporale è diverso.

Anche quì vedro di spiegarmi con esempi non polemici. Il CF dura in carica tre anni, questo vuol dire un impegno di "almeno" tre anni. Detto così sembra poco tempo ma per ciascuno di "noi" vuol dire un totale di 15gg di riunioni, 10gg di presenze a tornei più innumerevoli altre cose. Ora se arriva una "grande occasione" la si tenta di sfruttare, ma se cosi facendo si "brucia" il Socio allora forse è il caso di riflettere un attimo. Un esempio è Enzo, era entrato in consiglio con delle belle idee e aveva "creato" la commissione didattica. Ma ora che si è dimesso chi portera avanti tale impegno?

Prendiamo l’idea di insegnare ai bambini (idea caldeggiata da alcuni Soci), per fare ciò serve un impegno costante e una disponibilità certa. peggio è iniziare qualcosa e non finirlo che non iniziarlo (almeno il potenziale rimane intatto). In Federazione abbiamo molti "progetti nel cassetto", e alcuni di essi li abbiamo anche implementati, quando abbiamo trovato altre energie (due esempi sono il web e l’archivio).

Quarto, che ruolo hanno i Club e i Soci.

Beh, direi fondamentale, la Federazione è composta da Club e Soci, ma è anche qualcosa di più. Pensare solo in termini di Club, o solo in termini di classi (i giocatori forti, i giocatori di Milano ...) vuol dire non comprendere l’intero problema. Per fare due esempi, fatto cento l’impegno "non vincolato" (cioè senza tasse, Stone Age e altro) che il CF ha profuso in energia e soldi nel 1998, 50% è andato a Bari e all’archivio. Due attività che hanno valenza "strategica" ma che poco o nulla hanno ha che fare con i Soci di Milano.

Quinto, l’opposizione

Mi si conceda una piccola polemica, anzi due. In qualsiasi struttura la critica (meglio se costruttiva) è fondamentale, questo perche un "esterno" vede le cose in maniera diversa e non "preconcetta". detto così sembrerebbe una cosa positiva (e così è) se non ci fossero due cose:

1) Siamo un gruppo di "amatori", cioè nessuno di noi lo fa di mestiere, il che implica che nesuno di noi ha "potere" sull’altro. Se Paolo decide di non aggiornare il web per dieci giorni, perchè non ha voglia, non lo possiamo "licenziare" ma solo "rompergli bonariamente le scatole". Questo fatto va ricordato. Ultimamente ho sentito troppe persone parlare di "diritti" e di "doveri", ma mi chiedo se pensavano alla situazione reale o a una situazione "di fantasia".

2) Programmi, nel bene (e nel male) questo CF ha portato avanti (e porta avanti) dei programmi. Io vorrei vedere delle controproposte (o delle alternative) e non degli "attacchi all’establishment". Mi spiego, fare "casino" in Giappone non cambia la realtà italiana. Soldi non arrivavano e non ne arrivereanno, benefits non ce ne erano e non ce ne saranno. Unica "consolazione" è l’aver dato una brutta nomea alla Federazione. Ora io considero questo un comportamento "criminale" perche non solo non crea ma distrugge.

Sesto, che fare

Riprendo il discorso sui Club e sulla Federazione. Io penso che si debba spingere sulla diffusione del gioco in più nuclei e non in pochi "grandi" Club. Preferirei vedere 10 Club da cinque persone che non 2 da 25 (o anche da 30). Questo perchè il "terreno" va prima preparato, e sapere di essere gli unici che giocano nel raggio di 300Km non è "bello". Parallelamente ai Club spingere sul rapporto umano e sugli incontri, aumentando il numero di tornei e di "happening". Oltre a ciò continuare a migliorare l’offerta di servizi (potenziando il web, traducendo libri e fornendo gadgets), senza tralasciare momenti rivolti all’esterno (convention e articoli sui giornali).

Per chi non avesse letto tra le righe questo vuol dire due cose: "scarsa" importanza all’agonismo (e alla creazione di giocatori forti), e grossa valenza "umana", il che vuol dire tolleranza.

Penso (ed è giusto) che alcuni non saranno d’accordo con ciò, e spero che lo esprimano nelle sedi appropriate. Mi auguro però, che se questa "linea" verra’ riconfermata la si smetterà con "l’intralciarla", altrimenti da "ingenui contestatori" si potrebbe essere scambiati per "volontari sabotatori"

Gionata Soletti


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Ultimo aggiornamento/Last update: Tue Dec 29 17:34:23 MET 1998
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