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Diffusione del Go in Italia

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Franco Pratesi - 11 giugno 1998

PRIMA LA GALLINA E DOPO L'UOVO

Oggigiorno qualsiasi gioco praticato a livello agonistico richiede un impegno serio per la preparazione e nessuno può emergere ai massimi livelli se non comincia da ragazzino. Ma i bambini non sono in grado si scegliersi la via da seguire senza il consiglio, la convinzione e la partecipazione attiva dei genitori o degli insegnanti.

La mia impressione è che di possibili attività extrascolastiche di questo tipo ce ne siano poche. La prima è il catechismo: sono pochi i genitori che riescono a non accompagnare i figli nei locali parrocchiali alle ore fissate. La seconda è il calcio: forse l'unica attività a cui sia bambini che genitori sono lieti di partecipare. C'è in fondo anche il miraggio di diventare professionista, ma intanto c'è la certezza che non può che fare del bene l'attività fisica all'aria aperta e il sentimento di appartenenza a una squadra di coetanei che collaborano nel gioco. Altre attività possono essere il nuoto, che già si sopporta meglio se è il medico a consigliarlo per motivi di salute. Poi ci potrebbero essere gli strumenti musicali, ma qui siamo già di solito a un livello non più compatibile con i grandi numeri.

Tornando ai giochi, la mia impressione è che si debbano dividere in tradizionali e "di moda". Il riferimento è sempre all'ambiente locale, così il go può essere di antica tradizione in Estremo Oriente ma solo - eventualmente! - "di moda" qui. I giochi di moda possono attrarre gli adolescenti, ma solo dopo che siano divenuti tradizionali saranno in grado di attrarre insieme ragazzini e genitori. Sono convinto che oggigiorno NESSUN gioco, neanche il bridge, ha conquistato quello status di un'attività a cui i genitori possono oggi avviare e accompagnare i bambini.

Prima che i bambini siano portati alla "scuola di go" bisognerà che i genitori si convincano della sua utilità! Qui è facile risolvere il dilemma uovo-gallina: si deve necessariamente cominciare dagli adulti. L'approccio più efficace sarebbe nei confronti degli insegnanti, da estendere in un secondo tempo ai genitori nel complesso. La via per entrare nelle scuole non è facile e, soprattutto, non può essere generalizzata: per quanto ne so, anche dama e scacchi sono entrati nelle scuole qua e là, in maniera scollegata, grazie alle iniziative di pochi maestri-istruttori che per caso erano appassionati del particolare gioco.

In conclusione, secondo me il ramo della discussione in programma relativo ai bambini dovrebbe essere tagliato a vantaggio della discussione su come diffondere meglio il gioco fra gli adulti. Se poi uno volesse proprio insistere testardamente nella via sbagliata di convincere i ragazzi prima degli adulti, l'unica possibilità che vedo è con serie di cartoni animati giapponesi con protagonista un ragazzo, futuro campione di go. Ho nella memoria qualcosa del genere sui temi della pesca e del golf, che erano a suo tempo i cartoni animati giapponesi preferiti da mio figlio.

Firenze, 11 giugno 1998

Franco Pratesi


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Ultimo aggiornamento/Last update: Tue Dec 29 17:33:08 MET 1998
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